Patrizia Pinoli, Judith Miller e Tanna Jakubowicz-Mount scelgono il linguaggio delle dee
Conferenze, tavole rotonde, seminari, workshop, confronti: l’Eurotas 2009 vede protagonista la visione transpersonale dove si incontrano, grazie alla cultura comune di condivisione, i professionisti della medicina integrata.
Il linguaggio delle dee coinvolge tre donne, tre specialiste: Patrizia Pinoli, Judith Miller e Tanna Jakubowicz-Mount. Patrizia Pinoli – insegnante, esperta di animazione teatrale, operatore di Biotransenergetica e counselor transpersonale – desidera restituire al termine “educazione” il significato originario, rendere manifesto il sapere di cui gli archetipi costudiscono le forme. Patrizia Pinoli crede in una scuola dove il bambino, in età scolare, possa andare incontro alla sua vera natura, dove abbia uno spazio per se stesso al fine di sentirsi intero. Così, nasce il laboratorio teatrale, in cui gioco e teatro si mettono in relazione e, creando micro storie, il bambino impara a conoscere se stesso. Il gioco del “Facciamo che?” ha proprietà maieutiche – Socrate, primo “ostetrico” fra tutti, tirava fuori dall’essere umano la conoscenza che era insita nell’uomo – perché il bambino gioca a cambiare trans, a diventare l’altro. Il gioco diventa teatro. Tutto è interpretato in chiave ludica di modo che il bambino sia coinvolto e presente per entrare in un mondo fantastico e familiare in cui, finalmente, nota e riconosce le sue emozioni e i movimenti del proprio corpo. Questo del laboratorio teatrale non è nient’altro che “apprendimento del non fare” – trance learning – che celebra la forza e guida il bambino alla scoperta di se stesso, per uscirne depositario di un nuovo sapere.
Judith Miller – professoressa di Psicologia presso la Human Development all’Università della Columbia, a New York – concepisce l’unità come concetto spirituale o psicologico, concetto, però, che non è accettato nel campo della psicologia, della psichiatria e nemmeno dalle religioni “organizzate”. La Miller si consacra alla coscienza dell’unità transpersonale, la quale è velata e comporta un’apertura al mondo spirituale e verso l’altro. L’unità, secondo la visione transpersonale, è naturale, è reale. Nasciamo dall’unità e moriamo nell’unità. L’essere umano vuole fondersi al divino, ecco che non esiste nient’altro se non la fusione: interazione tra sé e il divino che esalta la personalità.
Unità implica essere uno: noi siamo uno. Per ottemperare questo concetto bisogna raggiungere l’unità con se stessi e con tutti intraprendendo un viaggio spirituale.
Ciò che ci spinge verso l’assoluto, quindi verso l’unità, sono le pulsioni energetiche.
La visione transpersonale mira a fondere reale e spirituale, fino quasi a raggiungere la morte: è una sfida, bisogna mettersi in discussione, ma non si può fare nient’altro che arrendersi al concetto dell’unità, espandendo la propria coscienza.
Tanna Jakubowicz-Mount – psicoterapeuta e presidente del forum transpersonale polacco – analizza le debolezze dell’essere umano e fonda il proprio lavoro sulla preparazione del terreno per la riunione dell’uomo con l’interezza della creazione, in modo da poter portare la guarigione e preservare la vita. L’essere umano conosce il baratro, un baratro profondissimo dove vige solitudine, paura, ingordigia, cattiveria. Bisogna risvegliarsi! Con l’amore. L’amore ha il potere di guarire. Il baratro ci spinge a diventare cannibali nei confronti della nostra Terra: c’è acqua, c’è aria per tutti. L’essere umano sta distruggendo la Terra: dobbiamo sopravvivere, uscire dal baratro, affidarci alla Madre della Terra. Le sacerdotesse delle dee hanno il compito di riconciliarsi agli uomini, riportando alla luce la Terra nel ritmo trascendente.
Non c’è più spazio per l’ego, ma solo per l’unità.
l'autore:
Laura Pelusi












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Evviva l’unita che propongono le dee!