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Il movimento autentico: Appartenenza e connessione

19 settembre 2009 2 Commenti

FoglieacquaIL MOVIMENTO AUTENTICO

“I piedi della Terra sono i miei piedi, adesso,
e il corpo delle montagne sacre
ora è il mio corpo.
La voce della pioggia è la mia voce,
la mente del cielo e la mia mente
sono una cosa sola, adesso. ….”

(Canto Navajo)

Appartenenza e connessione

E’ una bella e calda giornata del giugno 1994. Sto tornando da uno dei primi seminari intensivi di Movimento Autentico in Italia, condotto da Janet Adler. Ho trascorso cinque giorni in uno splendido casale di campagna, isolato dal resto del mondo. Mentre il treno lentamente si appresta ad entrare nella stazione della mia città, all’improvviso mi rendo conto di essere stata in un utero buio e accogliente. Guardo dal finestrino e vedo scorrere palazzi, fabbriche, ciminiere, pali della luce, rotaie che s’incrociano in basso, fili elettrici che coprono il cielo in alto.
Chiudo gli occhi e ricordo: mi guardo intorno, vedo alberi, tanti alberi sempre mossi dal vento. Sento lo scricchiolio delle foglie e il mormorio dei rami che accompagnano il soffiare di una tiepida brezza. Sono seduta sulla sdraio di fronte alla vallata. Scrivo mentre il vento mi sfiora e muove il telo in cui sono avvolta. Sto tentando di tradurre in parole le intense esperienze vissute attraverso il movimento del corpo.
Come può la coscienza trattenere la memoria corporea? E’ possibile fermare nel tempo istanti di percezione sensoriale tanto intensi? Alzo gli occhi e guardo i rami verdeggianti che dondolano nel vento. Sento il vento che sussurra. Respiro a pieni polmoni. Com’è bello essere qui!
Ora ricordo i momenti di transizione: ciascuno, immerso nel proprio silenzio, scrive o disegna, beve il tea e mangia i biscotti, passeggia o semplicemente si riposa sdraiandosi sul prato, lasciandosi assorbire dai suoni e dai profumi della natura. Ecco che appaiono alla mia memoria i momenti di condivisione dell’esperienza, in cui seduti al suolo e raccolti in cerchio si cerca di portare alla coscienza ciò che prima era stato ignoto. Avverto solidarietà, gratitudine, calore e un flusso d’amore che scorre tra i partecipanti del gruppo.
Ricordo il silenzio del mattino. Mi piace svegliarmi nel silenzio, sgusciare fuori del letto e scendere nell’accogliente sala della colazione dove tutti si servono senza dire una parola perché insieme era stato deciso che nelle prime ore della giornata, i momenti di vita in comune sarebbero stati dedicati al silenzio. Che piacere lasciare scorrere nella gola il caffèlatte bollente, alzare gli occhi e incontrare lo sguardo piacevolmente rilassato di chi ti sta accanto. Guardarsi, sorridersi, muoversi con rispetto, comunicare senza parlare, sentire la propria presenza e quella degli altri. Ciascuno è per conto suo eppure siamo tutti lì insieme a gustare il risveglio e la colazione in questo magnifico luogo. Nel silenzio la comunicazione tra le persone scorre prevalentemente sul filo degli scambi di sguardi, delle strette di mano, degli abbracci affettuosi.
Apro gli occhi e vedo il treno entrare nella stazione. Mentre sto per tornare nel frastuono della vita cittadina, mi rendo conto di essere stata in un vaso alchemico dal quale sto gradualmente uscendo e nel quale tanti ingredienti si sono mossi insieme e ne sono usciti diversi. Qualcosa si sta trasformando. Ho sentito in modo intenso la presenza del cerchio quale contenitore. Sono stata in uno spazio sacro e protetto; un’area intoccabile che incute il senso del più profondo rispetto. Un luogo dove la profondità della realtà psichica poteva essere raggiunta e la connessione tra spirito e materia, tra conscio e inconscio, tra l’uno e il tutto, poteva essere percepita. E’ questo l’unus mundus degli alchimisti? Ho percepito il senso del “corpo collettivo” mantenendo chiara la mia individualità, il senso dell’appartenere a qualcosa di più grande che è anche dentro di me. Ho percepito l’interconnessione tra le cose, la tolleranza, il rispetto verso l’altro, verso il mistero e verso l’insondabile. Ho visto e ho sentito molte lacrime nel “corpo collettivo”. La terra sta soffrendo. Ho avuto l’impressione che tanta, tanta acqua stesse cadendo giù, lavando ogni cosa e trascinando via con sé le cose vecchie.
Nel suo scritto “the collective body” Janet Adler fa notare come il percorso degli esseri umani si sia modificato, per passare da quel senso antico d’intima connessione con la tribù e con la terra in quanto corpo, alla percezione di individui separati, spesso non consapevoli di appartenere al tutto. Il corpo collettivo è una sorta di coscienza energetica del più vasto corpo della terra che include l’interconnessione tra ogni fenomeno vivente. Janet Adler si chiede come tenere insieme il dono dell’individuazione e il senso d’appartenenza al collettivo. Sicuramente esperienze condivise sul piano energetico e corporeo aiutano a ritrovare un senso d’unità con il tutto.
……
Il Movimento Autentico, insegnato durante corsi regolari o seminari intensivi, al di fuori di un setting terapeutico, può contribuire al costante aggiornamento di chi lavora in ambito clinico giacché permette di affinare le capacità di ascolto corporeo, aiutando a riconoscere le proprie reazioni di controtransfert somatico e a fare maggiore chiarezza su quanto del proprio mondo soggettivo viene proiettato sull’altro. Ci si trova dunque sollecitati ad approfondire la capacità di relazione intrapsichica ed interpersonale. A turno si entra nel ruolo di colui che si muove, il “mover” o di colui che osserva, il testimone. Il costante alternarsi dei ruoli attiva una sana e dinamica oscillazione tra le diverse parti della psiche.
I “movers” sono invitati a chiudere gli occhi, a mettersi in ascolto delle proprie percezioni cinestetiche, a portare l’attenzione alle proprie immagini interiori e ai propri stati emotivi, nell’attesa di uno specifico impulso interno che possa portare al movimento. A poco a poco le persone che si muovono imparano a lasciare che il movimento diretto dal Sé accada alla presenza di un testimone. Chi si muove si trova sempre a dover sostenere la tensione tra l’arrendersi e il volere, tra il lasciarsi andare a ciò che origina dall’inconscio e il tenere ferma la volontà su ciò che è cosciente. Ci si muove tra il rischio del non conosciuto e la sicurezza del già conosciuto. Gradualmente s’impara a lasciare che il movimento auto-diretto possa prendere forma mantenendo sempre presente un punto di vista consapevole.
I testimoni sono invitati a portare una specifica qualità di attenzione e di ricettività che include l’ascolto della propria esperienza interna alla presenza del “mover”, il tentativo di riconoscere e padroneggiare le proprie proiezioni, l’accoglimento dell’esperienza dell’altro senza giudizi o interpretazioni. Ai testimoni viene ricordato che ciò che essi vedono è in primo luogo legato alla loro esperienza soggettiva dell’altro.
….. Come Joan Chodorow ha sempre fatto notare, quando si usa il corpo per esprimere l’immaginazione di solito si presta attenzione a tre elementi tra loro interagenti. Qual è l’emozione in cui ci si trova, quali sono le immagini corrispondenti a quella o a quelle emozioni e quali sono le qualità di movimento che intervengono a dare forma a quelle date immagini. Le forme del corpo e le immagini psichiche si modellano vicendevolmente le une con le altre. Può accadere che i primi impulsi al movimento, generati internamente siano percepiti attraverso una sensazione corporea che pian piano emerge come azione fisica. Da qui può apparire un’immagine e/o un’emozione che dà un senso al movimento. Oppure può succedere che sia la concentrazione su un’immagine interna a dare l’avvio ad un’azione fisica.
Nel lasciare accadere, nel lasciare emergere l’immagine, l’io si pone quale elemento di confronto attivo, accoglie l’immagine come altro da sé, vi presta attenzione, la segue nei suoi percorsi. L’io entra attivamente nel dialogo coreografico che traduce la tensione dialettica tra l’arrendersi e il volere come ci ha descritto Mary Stark Whitehouse.
……
Credo che il merito principale di Mary Stark Whitehouse sia stato proprio quello di avere messo in evidenza le possibilità d’essere presenti mentre ci muoviamo e ci lasciamo muovere, in sintonia con il principio taoista della non-azione nell’azione e dell’azione nella non-azione. … Percepire: “Io mi sto muovendo” significa essere diretti dall’Io. Sperimentare: “Io sono mosso” significa conoscere la realtà dell’inconscio. In quest’oscillazione tra le polarità accade a volte che ciò che l’io ha scelto di fare si manifesti insieme con ciò che l’io non ha cercato, ma è semplicemente capitato. Gli opposti non si escludono più a vicenda, ma s’incontrano mostrando una nuova possibilità che trascende le precedenti e include il sia questo che quello. E’ uno stato d’armonia, spesso inaspettato, che porta in sé un equilibrio dinamico e ci fa sentire radicati alla nostra fonte e connessi al mistero della vita. …..

“Molti sono gli aspetti delle cose divine, molte cose gli dei realizzano contro ogni speranza, ciò che si attende non si verifica, dell’inatteso il dio trova la strada.” (Euripide, Le baccanti, 1989). ….

…. Prima di chiudere gli occhi ed entrare nell’esperienza, il “mover” saluta con lo sguardo il testimone, i cui occhi incontrerà di nuovo al ritorno dal suo viaggio. In questo scambio di sguardi si esprime silenziosa la corrente emotiva che crea relazione e delimita il contenitore. Lo sguardo del testimone, non giudicante e non interpretante, offre una fiaccola per affrontare la discesa nel buio degli abissi inesplorati del “corpo-psiche”.
L’occhio, scintilla dell’anima, simbolo di coscienza, luce e fecondità, assorbe, riflette e contiene l’esperienza del confronto con le immagini inconsce. L’occhio dell’altro, distinto da noi, ci riconosce, ci aiuta a essere in relazione e a integrare quanto accade in un processo di trasformazione consapevole. La capacità di affidarsi e di stabilire relazioni cresce notevolmente.
Avere fiducia in un testimone ci porta ad avere rinnovata fiducia in noi stessi e nelle risorse creative celate in ognuno di noi. Il “mover” può dare forma alla tensione dinamica di conscio e inconscio, può far emergere ogni parte di sé sapendo che sarà accolto dallo sguardo del testimone senza giudizi o interpretazioni. E nel momento del dialogo verbale il “mover” potrà riconoscersi nella presenza dell’altro. Così il testimone, mantenendo una costante attenzione alla propria esperienza interna mentre accoglie il movimento dell’altro, può riconoscere che ciò che vede è prima di tutto legato alla propria esperienza soggettiva. In tal modo si allarga la propria coscienza e la capacità di relazione si approfondisce. …. Nella flessibilità dei confini e nella solidità del contenitore le parti possono incontrarsi, interagire, congiungersi, separarsi e ricomporsi in un processo di trasformazione cosciente che può essere immaginato come una spirale in continuo divenire.
…. Nel corso di anni di insegnamento negli Stati Uniti e in Europa, la pratica del Movimento Autentico ha avuto una sua trasformazione e non è rimasta circoscritta ad un ambito terapeutico. Inserendosi nel più recente cambiamento della mentalità collettiva che ricerca le relazioni tra le cose e tenendo presente l’incertezza, l’aleatorietà, la modificabilità, la soggettività e l’irriducibilità di ogni forma di conoscenza, questa pratica si è rivelata estremamente adattabile alle più diverse situazioni e ha mostrato la sua potenziale efficacia trasformativa in diversi settori della vita.
Grazie alla sua natura flessibile, pluralistica e differenziata, è divenuta una forma dinamica, in continua evoluzione, aperta alle possibili variazioni ed innovazioni e suscettibile di essere applicata in diversi contesti (psicoterapeutico, artistico, pedagogico, meditativo-spirituale, politico-sociale). Sempre più usato nella sua qualità di disciplina meditativa-spirituale e di pratica mistica, il Movimento Autentico è stato spesso utilizzato come fonte per ogni processo creativo, dal creare coreografie, al comporre musiche e dipinti, al creare video, allo scrivere poesie. … Nel suo aspetto meditativo-spirituale, la complessa pratica del movimento autentico, analogamente ad altre esperienze spirituali, è un’esperienza diretta che spesso è indescrivibile o che comunque non può essere racchiusa in una descrizione verbale. A differenza di altre discipline meditative, la forma del corpo e del movimento non è prestabilita ma è data dalle particolari modalità attraverso cui l’energia spirituale sceglie di manifestarsi in quel momento. ….
…. Nella forma del Long Circle ciascuno entra nel cerchio come “mover” o esce per divenire testimone nel momento in cui si sente di farlo. Nel “corpo collettivo” accade a volte che si vengano a creare comunicazioni cinestetiche tra i “movers” ad occhi chiusi. Sia nei “movers” che nei testimoni nasce la sensazione di trovarsi al cospetto di un organismo unico e molteplice, quale sistema auto-organizzantesi, con una sua soggettività ed “auto-coscienza” che è anche parte di ciascuno. Questo è ciò che accade quando si verifica la cosa giusta al momento giusto. Tutti sono con gli occhi chiusi e si muovono spontaneamente ascoltando il proprio Sé eppure sembra che tutti siano diretti dall’alto, (o dal basso?) che siano state date direttive precise per far sì che ogni movimento si adatti all’altro. Ciascun corpo si muove come se fosse guidato da un coreografo esterno che sistema tutti gli elementi. O non sarà forse il coreografo che è dentro ciascun corpo individuale?
O, è semplicemente il corpo che sa, il corpo che vede? Tutte le parti risultano interdipendenti, i movimenti sembrano richiamarsi uno all’altro e il “corpo collettivo” si muove nella sua unità differenziata. All’improvviso, dal caos iniziale, tutto sembra ordinarsi, tutto sembra seguire un ordine imperscrutabile.
A volte sembra che ci sia una comunicazione sotterranea tra inconscio e inconscio. A volte accadono coincidenze significative tra ciò che ciascuno sta vivendo nella propria psiche individuale, e ciò che si verifica al di fuori, tra gli altri individui, nel cerchio nel suo insieme. Vi è un’identità di senso tra la realtà interna e quell’esterna, tra il corpo individuale e il “corpo collettivo”. L’incontro tra conscio e inconscio, tra dentro e fuori, tra psiche e materia sembra attivare il principio di sincronicità di Jung. Sembra che psiche e materia si manifestino nella loro unità di fondo: l’unus mundus.
…. Credo che l’esperienza complessa del Movimento Autentico potrà essere più facilmente comunicabile anche sul piano intellettuale se si riuscirà ad entrare nell’ottica della complessità, un’ottica aperta all’essenza paradossale, poliedrica ed irriducibile della realtà psichica e materiale. I principi della complessità descritti da Morin c’invitano a modificare il nostro modo di pensare per incontrare la complessità della realtà senza frantumarla. La modalità complessa, include in sé sia il lineare che il caos, sia il semplice che il complicato, sia il certo che l’incerto, sia l’ordine che il disordine e l’organizzazione. Essa si apre al dialogo con il reale e non al suo dominio; mira a porsi in relazione con tutto ciò che sembra sfuggire ad ogni tentativo di concettualizzazione. La complessità, a differenza del pensiero solo causalistico e lineare, include in sé la possibilità che la causa e l’effetto possano ritornare uno sull’altro in una logica ricorsiva, (e questo è quanto accade spesso nella forma del Long Circle), nonché la possibilità che esista un ordine a-causale al quale già Jung aveva dato il nome di sincronicità.
La pratica complessa dell’Authentic Movement offre un luogo dove si possono creare continui e infiniti ponti, un ambito dove sperimentare la realtà del paradosso quale “terza cosa” che consente di superare il conflitto tra elementi antagonisti. E’ lo spostamento fluido tra le polarità ciò che consente di trovare la giusta distanza, evita la cristallizzazione delle posizioni e apre lo spazio per il cambiamento. La disciplina del Movimento Autentico promuove la trasformazione della fissità-tensione-congestione, tipica di ogni sintomo psicopatologico, in relazionalità-connessione-circolazione. Le oscillazioni unite al potersi muovere nel “sia questo che quello”, facilitano il passaggio dalla fissità alla relazione, verso un processo di trasformazione consapevole che modifica le certezze dell’io e apre nuove possibilità.

Esperienze

“Trenta raggi si riuniscono in un centro vuoto
ma la ruota non girerebbe senza quel vuoto.
Un vaso è fatto di solida argilla,
ma è il vuoto che lo rende utile.
Per costruire una stanza, devi aprire porte e finestre;
senza quei vuoti, non sarebbe abitabile.” (Lao Tzu Tao Te Ching)

“Con i nostri antenati, ci muoviamo nel tempo presente. … Raccolgo nel mio corpo la storia di coloro che vennero prima. Praticando il movimento autentico ho avuto spesso l’esperienza degli antenati che si muovono dentro di me, prima di me, intorno a me. Viaggiando per antichi sentieri.” (Sox Perry, in A Moving Journal, 1998)
Possiamo chiamarli gli spiriti degli antenati, il manifestarsi della realtà archetipica con il suo carattere di eternità, in quanto al di là delle normali categorie di spazio e tempo; il presentarsi delle immagini facenti parte dell’inconscio collettivo, in quanto “presente inesteso” o “continuum onnipresente”. La mente razionale non può comprendere, non può perché è solo una parte del tutto; l’esperienza del numinoso può soltanto essere esperita e forse si può provare a descriverla attraverso un linguaggio poetico senza dimenticare che ogni racconto proviene sempre da un’esperienza e da un punto di vista soggettivi.

Pioggia e Sole (1996)

Mi trovo seduta con le gambe incrociate in un grande cerchio di testimoni. Sento l’energia e la forza del cerchio, sento la magia e il mistero di quello spazio sacro. Immobili, nel silenzio ci guardiamo, ciascuno cerca lo sguardo di ogni altro. Tutti ci guardiamo a lungo negli occhi prima di entrare nell’esperienza. Poi poggiamo lo sguardo sul vuoto all’interno del cerchio.
Come testimone dello spazio vuoto sento la potenza che proviene dal cerchio e mi lascio prendere dal fascino del vuoto. C’è un grande silenzio. Comincio a sentire delle gocce di pioggia che cadono nel giardino là fuori e riempiono il vuoto di quello spazio. Gradualmente il ticchettio della pioggia diventa sempre più forte mentre tutti sono immobili nel cerchio, guardando lo spazio vuoto. Mi sento una piccola parte del tutto, in connessione con l’Universo. Sono commossa. Il mondo sta piangendo ed io mi sento piccola, una piccola parte del grande Universo che mi contiene. La pioggia diventa uno scroscio pesante finché pian piano si placa. Un raggio di sole si affaccia alla finestra e proprio in quel momento i primi movers cominciano ad entrare nel cerchio. Qualcuno si muoverà, qualcuno resterà a testimoniare, qualcuno tornerà a testimoniare, qualcuno entrerà nel cerchio più tardi. Sento l’energia dello spazio vuoto: qualcosa mi sta chiamando. Mi lascio tirare da fili invisibili ed entro anch’io. …
Brani tratti da: Antonella Adorisio, “Il Movimento Autentico” in: Adorisio-Garcia-APID Danzamovimentoterapia Modelli e pratiche nell’esperienza italiana, Ed. Magi Roma 2004-2008 pp.45-70   18.40 19/09/2009

l'autore:

Antonella Adorisio

Antonella Adorisio: Psiconalista Junghiana, (CIPA - IAAP). Psicologa, Psicoterapeuta (Albo Regione Lazio). Docente di Movimento Autentico in ambito internazionale (Formazione con Janet Adler e Joan Chodorow). Art Psychotherapist (Goldsmiths' College Università di Londra), Danza Movimento Terapeuta (ATI), Supervisore APID. Autrice di numerose pubblicazioni specialistiche in Italia e all'estero, ha girato e montato il Video "Mysterium - La conjuctio spirito-corpo nella psicologia analitica - testimonianze" presentato al Congresso Nazionale del C.I.P.A. (Roma 2003) e in versione inglese al Congresso Internazionale della I.A.A.P. (Cape Town, agosto 2007).

2 Commenti »

  • jon ha detto:

    una poesia magica
    che mi ha incantato
    aspetto freneticamente il giorno del workshop

    baci autentici!

  • Antonella Adorisio (author) ha detto:

    Grazie Jon per il tuo commento, sarà un’esperienza magica!