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Movimento Autentico e antichi culti misterici

15 marzo 2010 0 Commenti

Nella sua accezione più profonda, l’immaginazione attiva è un’attitudine psicologica centrale e auto-riflessiva che promuove il dispiegarsi della funzione simbolica nell’incontro interiore con l’Altro.

Come sappiamo, il simbolo tiene insieme il conosciuto e il non ancora conosciuto, e in quanto tale è quel terzo elemento che consente la trasformazione dell’energia psichica. E’ nella natura stessa del simbolo permettere una composizione tra elementi antagonisti in modo da poter superare il conflitto che si esprime nel sintomo. Grazie alla capacità simbolica si attiva la funzione trascendente che porta alla comunicazione tra conscio e inconscio e si agevola il processo di individuazione attraverso continui passaggi da una situazione psicologica ad un’altra. Il movimento del corpo nel momento in cui si pone come ponte tra conscio e inconscio può divenire un canale per l’attivarsi della funzione simbolica.

Il dialogo con l’inconscio non può che essere una segreta esperienza con il mistero all’interno della quale la funzione simbolica può dispiegarsi; in questo senso, può anche essere definito un’esperienza mistica (legata al mistero) dalla quale se ne esce trasformati,  in modo analogo a quanto avveniva durante gli antichi culti misterici, anche se, per via della loro segretezza, nessuno sa con esattezza cosa accadeva. Tuttavia è attestato che i partecipanti ne uscissero profondamente trasformati interiormente.

Partendo dal presupposto che l’umanità nel suo “progredire” ha perso il senso dell’unità di corpo/mente/spirito e il senso dell’interdipendenza di tutti i fenomeni, mi sembra importante ritrovare anche i collegamenti con le nostre radici più antiche e più intere. I culti misterici furono cerimonie di iniziazione, segrete e notturne, che si diffusero nell’antico Egitto, nell’antica Grecia e in tutte le regioni dell’Impero romano. La partecipazione ai culti aveva carattere volontario infatti, uomini e donne di qualunque età e ceto sociale potevano parteciparvi per libera e consapevole scelta, anche più volte. A differenza dei riti tribali di iniziazione che segnavano un cambiamento di status sociale ed il passaggio definitivo da uno stadio della vita ad un altro, la partecipazione ai Misteri poteva essere ripetuta e comportava un cambiamento della propria condizione psichica attraverso l’instaurarsi di un nuovo rapporto con una divinità. Le sofferenze della vita spingevano alla ricerca di nuove possibilità, di nuovi inizi e di nuovi rapporti con quelle divinità che nelle loro stesse storie avevano attraversato percorsi di patimento, morte e rinascita (Iside, Osiride, Dioniso, Demetra, Persefone, Mitra). I rituali misterici erano  strettamente legati alle sofferenze degli Dei, all’attraversamento di paure e lutti per ritrovare gioia, speranza e protezione. I destini degli iniziandi si modellavano sui destini degli Dei ripercorrendone, attraverso canti e danze, le peripezie dalla catastrofe alla salvezza. I temi più rappresentati erano la guarigione dalle malattie ed il viaggio per mare. Tali cerimonie non provocavano quindi un cambiamento di status, ma facilitavano un miglioramento dello stato psichico attraverso la modifica del personale rapporto con un dio o con una dea. Si stabiliva così una forma di religiosità meno anonima e più individuale. Secondo Burkert i Misteri furono un’attività opzionale, una forma di religione personale all’interno della religione politeistica. I Misteri avvenivano in luoghi appartati, i telesterion, dove determinante era il recinto che racchiudeva lo spazio vuoto, luogo del sacro. Passando attraverso esperienze terrifiche ed estatiche si acquisivano capacità di autocontrollo sulle proprie paure e nuovi poteri su di sé.

Partecipare ai culti misterici significava creare esperienze profondamente trasformative attraverso “un pathos dell’anima” che favoriva l’incontro con ciò che è altro da sé, permettendo di creare un ponte con gli aspetti ignoti della propria personalità: “Uscii dalla sala dei misteri sentendomi straniero a me stesso”, pronuncia un antico iniziato. Perdita, ricerca e ritrovamento costituivano gli elementi essenziali delle storie ripercorse dagli inziandi. “All’inizio vagar smarriti, faticoso andare in cerchio, paurosi percorsi nel buio, che non conducono in alcun luogo; poi … stupore”.

La partenza da uno stato di vuoto psichico, il vagare nel buio, il muoversi in luoghi inesplorati dove non esistono sentieri già tracciati, né fiaccole da seguire, dove non vi sono mappe per orientarsi, è proprio ciò che può accadere all’inizio di un’immaginazione attiva. Un viaggio sul mare e nel buio del mare alla scoperta di nuove terre, dove la luce della coscienza cerca di incontrare la luce nascosta dell’inconscio.

L’immaginazione attiva, come forma di auto-cura, può anche essere un vero viaggio iniziatico che richiede di partire a mani vuote, lasciando indietro ciò che si possiede per entrare in quel vuoto “pieno” di potenzialità che permette profonde e radicate trasformazioni. Viaggio che presuppone di dover affrontare tutto ciò che si oppone al cambiamento e che dunque va condotto portando con sè la fiaccola della propria consapevolezza. L’immaginazione attiva favorisce il processo di individuazione e dunque la realizzazione del Sé, che avviene spesso attraverso una serie continua di morti e rinascite, in modo analogo alle antiche celebrazioni dei Misteri. Una delle forme dell’immaginazione attiva, quella attraverso l’uso del movimento, si connette in modo specifico all’origine greca del termine myo, tenere la bocca e gli occhi chiusi, mantenersi racchiusi nella ricerca del silenzio. E’ soprattutto chiudendo gli occhi, nel raccoglimento del silenzio, in uno spazio protetto, che si apre la vista interiore, si acuisce la percezione del corpo, si favorisce l’incontro con l’assolutamente altro e si  attiva la funzione simbolica del movimento. L’immaginazione attiva attraverso il movimento è un metodo potente ed efficace che aiuta a recuperare quel sapere integrato intuitivo-sensoriale-immaginale-emotivo-cognitivo-spirituale che corrisponde ad un’antica sapienza perlopiù perduta. Mediante l’immaginazione attiva si viaggia in territori sconosciuti, a volte terrifici, e ciò che caratterizza la veridicità dell’esperienza è la sorpresa dell’io al cospetto delle impreviste risposte da parte di ciò che è assolutamente “altro”. L’io si sorprende di trovarsi in nuove forme corporee e può scegliere di esplorarle attivamente utilizzando le qualità di movimento evocate in quel momento. Il mistero, lo stupore al cospetto dell’”estraneo straniero”, è “l’affetto del centrare, dell’orientamento e del ri-orientamento; è la nostra risposta all’inaspettato. A livello corporeo istintivo, i sensi cinestetici e propriocettivi ci mantengono centrati e orientati” e ci aiutano a ri-orientare la nostra coscienza. ….

…  La salute psichica richiede relazione al di fuori di ogni scissione, superamento di fissità e cristallizzazioni, capacità di discernere in piena autonomia, adattamento fluido alle circostanze sempre mutevoli della vita e naturalmente attivazione della capacità simbolica e della funzione trascendente. Fondandosi sulla profonda connessione corpo-psiche, l’immaginazione attiva attraverso il movimento consente di osservare il modo in cui i complessi a tonalità affettiva sono radicati nel corpo e prendono forma nei loro aspetti personali e archetipici; facilita l’accesso alla dimensione immaginativa ed emotiva non ancora pensata, facilita l’emersione delle memorie (individuali e collettive) iscritte nel corpo, favorisce la creazione di ponti e la capacità di essere in relazione con se stessi e con gli altri. Inoltre, nella misura in cui si svolge alla presenza di un analista-testimone, si apre alla relazione con l’altro nella complessità delle dinamiche soggiacenti i campi archetipici della relazione terapeutica.  Infine mi piace vivere e “immaginare” l’immaginazione attiva anche come un atteggiamento verso la vita, come un ignoto viaggio per mare dove l’essenza del mistero non cesserà mai di stupirci.

Tratto da: Adorisio Antonella  L’ immaginazione attiva in analisi: corpo e funzione simbolica in Attualità e inattualità della cura psicoanalitica – Atti del XIV Convegno Nazionale CIPA, a cura di  A.Adorisio, F. Bellotti, O.Emanuelli, A.Iapoce, A.Lo Cigno, M.F.Meligrana  ed.La Biblioteca di Vivarium Milano 2009 pp.571-588

l'autore:

Antonella Adorisio

Antonella Adorisio: Psiconalista Junghiana, (CIPA - IAAP). Psicologa, Psicoterapeuta (Albo Regione Lazio). Docente di Movimento Autentico in ambito internazionale (Formazione con Janet Adler e Joan Chodorow). Art Psychotherapist (Goldsmiths' College Università di Londra), Danza Movimento Terapeuta (ATI), Supervisore APID. Autrice di numerose pubblicazioni specialistiche in Italia e all'estero, ha girato e montato il Video "Mysterium - La conjuctio spirito-corpo nella psicologia analitica - testimonianze" presentato al Congresso Nazionale del C.I.P.A. (Roma 2003) e in versione inglese al Congresso Internazionale della I.A.A.P. (Cape Town, agosto 2007).

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