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La terapia del gioco della sabbiera

25 gennaio 2010 0 Commenti

 Un metodo terapeutico junghiano ideato da Dora Maria Kalff

Sono aperte le adesioni al gruppo residenziale che si terrà in agriturismo a Lamoli nelle Marche da domenica
21 febbraio 2010 (inizio alla sera) a sabato 27 febbraio a pranzo.
Il gruppo sarà condotto da Anita Godi Psicologa, Psicoterapeuta e da Maurizio Mecatti medico, analista.

Contatti: 347 8851513, Anita Godi

La terapia del gioco della sabbia (in inglese Sand play therapy= S.P.T.) è un metodo psicoterapeutico che si avvale della concezione junghiana della psiche e della metodica ideata dalla sua allieva Dora Kalff. Essa nasce dall’osservazione della potenzialità terapeutica che il giocare ha per la psiche. In questa linea teorica sulla facoltà della fantasia creativa nella vita mentale dell’uomo e della enorme capacità di attivazione del gioco, viene valutata la Sabbiera. Questa è una metodica di recente applicazione che viene utilizzata sia nella terapia del bambino che dell’adulto.

Lo stesso Jung enfatizza il ruolo creativo del gioco e dell’immaginazione: ” … tutto il lavoro umano trae origine dalla fantasia creativa, dall’immaginazione; come potremmo averne una bassa opinione? Inoltre la fantasia normalmente non si smarrisce; profondamente e intimamente legata com’è alla radice degli istinti umani e animali, ritrova sempre, in modo sorprendente la via. E l’uomo, come dice Shiller, “è totalmente uomo solo là dove gioca”. L’effetto al quale io miro è di produrre uno stato psichico nel quale il paziente cominci a sperimentare con la sua natura uno stato di fluidità, mutamento e divenire, in cui nulla è eternamente fissato e pietrificato senza speranza” (Jung, Opere, vol. 16).

Possiamo osservare i bambini in normali situazioni di gioco, per esempio in riva al mare, e come essi si dedicano con particolare divertimento a manipolare la sabbia, elemento particolarmente plasmabile e adatto alla composizione di svariati scenari. Per il bambino il gioco è un bisogno elementare come il nutrirsi e l’essere contenuto da braccia rassicuranti.

Questa capacità di immergersi nelle immagini psichiche e rivela potere e significato attraverso il gioco, ha una capacità di integrazione sulla psiche sia nel bambino che nell’adulto che, giocando, può avere accesso a quel “bambino dentro di sé” dimenticato o svalorizzato.

La terapia del Gioco della Sabbia, con la quantità di strumenti accessori, concede al paziente una ricca e differenziata possibilità di realizzazione formale. Con questo metodo convivono sensazioni corporee e la soddisfazione derivata dalla possibilità di esprimersi creativamente.

L’attività che si esplica nella Sabbiera è duplice:

1) uscire temporaneamente dalle usuali limitazioni e controlli dell’io per poter esprimere immagini evocanti dimensioni più profonde della psiche;

2) la consapevolezza del significato di queste ultime aggiunge un altro elemento che risulta terapeutico. Tale comprensione riguarda le dinamiche inconsce che determinano il disagio psichico; la loro risoluzione e trasformazione avviene, secondo la Kalff, per via intuitiva, come verrà approfondito in seguito, e non attraverso interpretazione come nel metodo classico junghiano.

BIBLIOGRAFIA
F.Montecchi,
Giocando con la sabbia. La psicoterapia con bambini e adolescenti e la “sand play therapy”, Franco Angeli 1993


F. Montecchi (a cura di),
Il gioco della sabbia nella pratica analitica, Franco Angeli 1997

Aite P. e Crozzoli L., 1992, Il Gioco della sabbia, in Trattato di psicologia analitica, capitolo XLIX, pp. 609-640, Utet, Torino.

Aite P., 1970, La tecnica della sabbia nella psicologia di C.G. Jung, rivista di psicologia analitica, 1-2, 273, Astrolabio, Roma.

l'autore:

Anita Godi

ANITA GODI, psicologa psicoterapeuta e formatrice. Lavora al Self Help Verona in collaborazione con Ulss 20 e Ulss 22 come conduttrice di gruppi. Collabora con lo Studio Cesaro, Laboratorio di formazione e consulenza alle aziende familiari rendendo consapevoli e fluide le dinamiche all’interno della famiglia e dei collaboratori in azienda. Svolge la professione privata di psicoterapeuta individuale e dei gruppi all’interno di Arbes, Associazione per la ricerca e sviluppo del benessere psicosociale. Collabora con l’Università di Verona di Scienze sociali e Scienze motorie come cultrice della materia nei corsi di Psicologia Sociale e Psicologia dei gruppi.

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